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Rita Cocuzza Laureata in Lettere Moderne,
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Vòltati
Voltarsi. Mostrare l’altro sé, quello sconosciuto persino a noi stessi.
Cambiare l’apparentemente immutabile corso della propria vita rompendo
gli schemi di una comunità fortemente tradizionalista e segnata da
ipocrisie e perbenismi come quella siciliana.
Vòltati
(Aracne, Roma, 2009, 168 pagine, 12 euro) di Rita Cocuzza , si
snoda appunto lungo un tormentato sentiero di riconquista di sé che
squarcia il microcosmo granitico di una mai nominata Catania. Tra
giardini lussureggianti e palazzi barocchi di una città a un tempo
levantina e occidentale, la sommessa vita di Ines, moglie, madre,
insegnante di liceo sulla soglia dei quarant’anni, viene scossa da
pulsioni profonde e incontrollabili che le squassano il corpo e l’anima
lasciandola indifesa come un’adolescente. Strappata così all’anestesia
che la sua esistenza tranquilla le aveva donato, Ines imbocca un tunnel
di sofferenza e consapevolezza che comincia dalla riscoperta di un corpo
e di una bellezza a lungo negati e mortificati.
Tutto comincia quando Ines, sorprendendo prima di tutto se stessa, si
offre come modella a un pittore. E poi accade tutto: la vicenda si tinge
di giallo e di mistero, e la donna viene trascinata in un vortice di
insospettabili intrighi. Un omicidio, incontri sorprendenti, colpi di
scena, rappresenteranno però le tappe di un sentiero iniziatico che
finirà per disegnare i contorni di una nuova e più consapevole esistenza
per la protagonista.
Nell’atmosfera di sospensione e d’ansia che soffonde Vòltati si
potranno ritrovare moltissime donne, in particolare quelle che, a un
certo stadio della vita, cominciano a vedere la famiglia tradizionale,
la società di oggi, come autentiche prigioni che uccidono la voglia di
sognare.
Melania
Mertoli |
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