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Silvana La Spina nata nel veneto, da madre veneta e padre siciliano-giramondo, ufficiale interprete e poi membro di Intelligence in Africa con le truppe italo tedesche. Infanzia tra Ramacca e la provincia di Parma, con il risultato di una doppia identità, apparentemente ilare, ma ibrida, con un sottofondo di gotico spavento. Silvana ormai da lungo tempo vive a Catania e queste sono le sue impressioni “Sono sempre stata molto innamorata di Palermo, ma in questo momento sto trovando più interessante Catania. Che ha qualcosa di strano, di inquietante, di più moderno. Palermo è ossessionata dal suo passato, Catania essendo stata distrutta dalle eruzioni e dai terremoti, non ha passato, ha solo passato di morte, quindi il futuro per Catania è la vita, qualunque cosa succeda. E’ una città disperatamente moderna, che tutto sommato non crede ai valori, che odia chi la vuol fare pensare, come ha odiato Bellini, Greco, Brancati, è una città che odia gli artisti che vogliono capire, è una città che ama soltanto il denaro e il potere perché capisce che col denaro e col potere può fare tutto. Sul piano letterario, invece, noto che Palermo sta cercando di cambiare, nel senso che si sta sforzando di raccontare questa realtà, penso a Gianmauro Costa, a Piazzese. Probabilmente attorno ad una casa editrice come la Sellerio si sta formando un gruppo letterario interessante”. “Entrambe le città hanno fatto da sfondo ai miei romanzi: prima era Palermo, adesso Catania, con la quale vivo un rapporto di amore-odio”. |
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Dice ancora di se la scrittrice: “Avere due patrie non è facile. Riconosco quasi biologicamente che il mio maschile, nel senso del razionale e del sociale, è prettamente siciliano, ma il mio femminile è padano”. Bibliografia
“La storia, per me, non è il passato ma un continuo fluire – dice Silvana La Spina – e forse per questo, dopo avere scritto l’ultimo libro, tutto impregnato di politico e di attuale, sono andata ad iscrivermi ai Ds…Ma è l’Oggi che ora sento l’obbligo di raccontare, questa terra e questa città specialmente, anch’essa ibrida tra paese e metropoli. In fondo non facciamo questo, noi scrittori ? Testimonianza anche se in forma di favola”.(Fonte La Sicilia) |