Emma LaSpina 2° incontroUna storia vera. La lotta coraggiosa di una ragazza contro il destino a cui vorrebbero inchiodarla.
"Mille volte niente"
“Sono sola, indifesa, seduta su una panchina di una piazza qualsiasi. Conosco a stento il mio nome, nulla delle persone di cui brulica la città. Un’aliena proveniente da un altro pianeta, depositata sulla terra, in un posto a caso. Il mio pianeta è quello degli istituti per bambini abbandonati.” “Ho scritto spinta da un autentico bisogno interiore. Le mie vicende sembrerebbero accadute in un passato lontanissimo, oppure in paesi remoti e imperscrutabili, e invece non è così. Possono sembrare invenzioni, eppure è tutto terribilmente vero. Ho cambiato i nomi dei personaggi, quasi tutti ancora viventi. Solo il mio nome non ho cambiato, il nome che mi fu imposto. Quel nome è la bandiera della mia sofferenza e della mia riscossa. Ho scritto tutto questo per spalancare porte per troppo tempo rimaste chiuse, per illuminare camere buie, per fare crollare muri cementati con l’indifferenza e l’ipocrisia. Ma soprattutto, ho scritto tutto questo perché non sono riuscita mai a urlarlo prima. Sono una delle mille bambine in silenzio nelle grandi stanze di un istituto.” |
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Non è facile parlare di un libro quando
sai già che si tratta di un’autobiografia. E diventa ancora più
complicato farlo quando è un’autobiografia del dolore. Non uno scavo psicologico dell’io che riflette su se stesso, dunque, ma un dipanarsi di storie a cui è affidato il compito di raccontare, pur nella prima persona del narratore, il mondo interiore di una donna a cui è stata negata la possibilità di scegliere, di crescere, di sentirsi amata e protetta. Una donna che ha bisogno di scrivere e di raccontarsi, che ha bisogno di tempo e di pensieri per sciogliere il proprio dolore. Un dolore che ciascun lettore prende a manciate e mette nelle proprie tasche, perché sia a lei più leggero. Anna Pavone |