Carmelo Pinna“Cinque amici sono in vacanza lontano dalla loro città infuocata, Roma. Vivono quei giorni spensierati fino a quella notte maledetta in Sicilia. Fuoco, fiamme, caldo. Tutto brucia. Un viaggio di ritorno verso Roma, verso casa, ripensando al passato recente e lontano, proiettandosi in un presente e in un futuro nella città di sempre, nella casa si sempre e con le persone di sempre.. Giobbo, Pippo, Mario e Carla. E ritroverà se stesso fino in fondo. Localizzerà Checco”. ......Così si legge nella copertina del romanzo di Carmelo Pinna: “L’istante dopo mi innamorai di te”.
Giovane scrittore Carmelo Pinna ha dato alla stampa un romanzo intrigante, coinvolgente con finale a sorpresa che è doveroso non svelare per non togliere al lettore il piacere della scoperta. Questo primo romanzo con titolo alla”Moccia” potrebbe portare l’autore a divenire un riferimento della letteratura giovanile, ma Carmelo Pinna, venticinque anni, acese, laureando in lettere, non è un nuovo “Moccia”. Nella sua scrittura c’è la ricerca del senso della vita, il suo è un viaggio interiore per realizzare la propria identità, la propria collocazione materiale e morale. Da qui il ricorrente leit motive del protagonista “Localizza Checco”, che con insistenza percorre tutta la narrazione. Con questa chiave di lettura l’opera si può inserire nel genere del romanzo di formazione. Nella nostra società, dove tutto è sottoposto ad un criterio utilitaristico, l’autore ci propone una storia soffusa di sentimenti delicati, quali il valore salvifico dell’amicizia sincera che lega Checco e Giobbo, Pippo e Mario, l’affetto filiale e la riconoscenza per la nonna, la silenziosa sofferenza per l’assenza dei genitori, nonché l’attrazione fisica che diventa amore per Carla. La coscienza di sé e la coscienza della vita si realizzano attraverso un percorso d’amore che si identifica con la ragione stessa dell’esistenza del protagonista nel suo evolversi, nel suo diventare uomo. Un percorso che non esclude il sesso, ma questo non è mai volgare, bensì sempre intriso di tenerezza e di affetto, materiato dei piccoli gesti della quotidianità. Romanzo di formazione, dunque, in cui man mano che la narrazione procede prendono forma di realtà la lealtà e la autenticità dei rapporti che ci offrono un’idea della vita e dei valori da donare e da condividere; valori che aiutano i giovani ad uscire dal vuoto esistenziale ed accettare la sfida di essere “cuori pensanti”, per usare l’espressione del giovane scrittore Alessandro D’Aveni nella recente intervista rilasciata al quotidiano “La Sicilia”. Il racconto si sviluppa in maniera circolare nell’alternarsi di passato e presente con il susseguirsi di flash back che nello scorrere del flusso di coscienza portano il lettore a compiere assieme al protagonista un viaggio all’interno del suo microcosmo in cui si muovo come attori i suoi giovani amici. Al narratore onnisciente, presente in una delle prime pagine del romanzo, si sostituiscono alternativamente le voci narranti di Checco, Giobbo, Mario, Pippo e Carla che si delineano e si sviluppano in itinere come personaggi a tutto tondo per mezzo di dialoghi brevi, rapidi che utilizzano il discorso diretto, introdotti sempre ex abrupto. Al continuo avvicendarsi delle voci narranti fa riscontro l’intrecciarsi ed il sovrapporsi dei piani del racconto e del registro linguistico tipicamente giovanile colorito dal dialetto siciliano o romanesco a seconda delle situazioni. |
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Checco nel romanzo ha un lavoro: scrive e disegna fumetti. Non è un caso, quindi, che la narrazione proceda come in un fumetto, con rapide frequenze dove parole e immagini si susseguono in dialoghi brevi, essenziali, serrati incalzanti, tipici delle vignette, adatti, per il linguaggio semplice utilizzato, ad una eventuale sceneggiatura. Potremmo dire che è una narrazione con la matita in mano in cui la comunicazione si serve di tutti i codici della sensorialità, dalla vista, al tatto, al gusto, all’udito e non ultimo all’olfatto che fa scattare le proustiane intermittenze del cuore. Il mondo del fumetto, dunque, è la cifra stilistica della narrazione, scelta per altro originale, ma anche consapevole da parte dell’autore, il quale con le parole del protagonista ci informa che “prima bisogna avere una storia, perché senza una storia non ci saranno personaggi da potere disegnare”. La scelta, inoltre, diventa a seguire codice linguistico del flusso di coscienza: “la mano va da sola…non ha bisogno di essere comandata perché non conta solo disegnare e cosa imprigionare sulla carta, ma solo per pensare ad altro e scaricare tutto il nervosismo in corpo”. Alla fine del romanzo le affermazioni di Checco puntualizzino ulteriormente la peculiarità della scelta stilistica: “Loro tre sono davanti,….li vedo in carne ed ossa. Non sono fantasmi, sono persone, escono dalla mia testa e prendono vita e dimensione. Tutto è fantascienza. No anzi sto vivendo dentro un fumetto. Tutto ciò che vedo è frutto della mia mente…troverò fogli pieni di disegni e ritroverò la storia che sto vivendo su quella carta. Sarà un successo. Voglio credere che sia così se no per me è davvero finita…”.Giobbo, Pippo, Mario e Carla sono personaggi in cerca d’autore, come nell’omonimo dramma pirandelliano chiedono di vivere, vogliono diventare personaggi. Anche il finale, vera e propria sorpresa per il lettore, avrebbe potuto essere diverso da quello scelto dall’autore. L’opera è aperta ad altre soluzioni, così come il protagonista asserisce alla fine del racconto:”Voglio fermare la mia mano e non disegnare questo finale, non mi piace, non voglio che finisca così”.Forse anche noi avremmo voluto disegnare un finale diverso…Invitiamo, dunque, i lettori a proporre una loro soluzione del racconto…proprio in questo sta l’originalità del romanzo: mettiamo in scena! Carmela Baglione |